L'anticiclone Apocalisse 4800 trasformerà l'Italia nel paese delle catastrofi?

L'Italia travolta da Apocalisse 4800?
Un nome... una promessa?
Cos'è la quota dello zero termico
Temperature più basse quanto più in alto si sale
Un'estate che di normale ha ben poco
Un'estate bollente anche ad alta quota
Ripercussioni sulle Alpi
Il regresso delle fonti glaciali, nuovi crolli e perdita di risorse idriche
La situazione nelle città
L'era del fuoco
Stiamo vivendo un'anomalia climatica
Siccità e scarsità di risorse idriche
Le deboli piogge non hanno mitigato gli effetti
Lo stato d'emergenza
Come stanno le nostre risorse idriche?
Il Po in secca
Relitti della II Guerra mondiale
Una chiatta di 55 metri
In ginocchio anche l'economia
270.000 aziende agricole
Frutta e verdura invendibili
Problemi anche per il settore della pesca
Poche precipitazioni nel 2022
Il Po visto da Sentinel-2
Immagini drammatiche
Sabbia e polvere
Il cuneo salino
In città come Torino, l'allerta è massima
Non solo a nord
Lo stato in cui riversa il Tevere è drammatico
Soffrono anche gli Appennini
Anche il Sud risente delle alte temperature
Un fenomeno irreversibile
La necessità di adottare buone pratiche
Il Sahel
Una 'nuova normalità'
Minacciata la sopravvivenza di piante e animali
1750 interventi
Che Dio ce la mandi buona
L'Italia travolta da Apocalisse 4800?

L'allarme per le alte temperature continua in molte regioni italiane e la situazione non sembra destinata a migliorare, in attesa di 'Apocalisse 4800', l'anticiclone africano che porterà di nuovo i termometri del nostro paese a registrare temperature che, si dice, batteranno ogni record precedente. I suoi effetti si sommeranno a quelli già causati da 'Caronte', alla siccità e all'assenza di piogge dei mesi scorsi. Lo scenario che si prospetta, insomma, non è certo dei migliori.

Nella foto: un'immagine del fiume Po catturata da un drone nei pressi di Bergantino

 

Un nome... una promessa?

L'anticiclone africano Apocalisse 4800, che colpirà l'Italia nei prossimi giorni, è così chiamato per la quota dello zero termico che si prevede sul Monte Bianco, la cui cima si trova, appunto, a 4.800 m, e che rischia di aggravare ancora di più la già critica situazione dei ghiacciai alpini messa in luce dagli ultimi tragici eventi, come quello avvenuto sulla Marmolada (nella foto).

 

Cos'è la quota dello zero termico

La quota dello zero termico si calcola grazie alle misure del profilo termico dell’atmosfera effettuate con delle radiosonde, come quella dell'immagine, lanciate in aria quotidianamente dai principali aeroporti nazionali e internazionali.

Foto: NASA

Temperature più basse quanto più in alto si sale

La temperatura nella troposfera, ovvero in quella parte dell’atmosfera sede di tutti i fenomeni meteorologici, è più bassa salendo verso l'alto, fino all'altitudine in cui raggiunge gli 0ºC (la cosiddetta quota di zero termico). Continuando a salire, la temperatura rimane sempre inferiore a zero.

 

Un'estate che di normale ha ben poco

Ovviamente, in estate la quota degli 0ºC è solita aumentare rispetto ai valori che si registrano nella stagione invernale e si suole attestare sui 3200/3500 metri d'altezza. Superata questa soglia, la temperatura scende al di sotto dello zero, garantendo il sussistere delle nevi perenni e dei ghiacciai.

Foto di nonmisvegliate da Pixabay

Un'estate bollente anche ad alta quota

Negli ultimi 10/15 anni, secondo il sito IlMeteo, superare i 4000 m è sempre stato un fenomeno rarissimo, eppure sembra non esserlo in quest'estate 2022. Si prevede, infatti, che la quota degli 0ºC quest'anno salga addirittura oltre i 4800 m.

Foto: ISAC-CNR

Ripercussioni sulle Alpi

L'innalzamento della quota dello zero termico sul Monte Bianco, la cima più alta d'Europa, è preoccupante su più fronti, in quanto, secondo gli esperti, avrà ripercussioni su tutta la catena montuosa alpina.

Nella foto: il fiume Sesia in provincia di Vercelli, affluente del Po che nasce dal ghiacciaio del  Sesia (Monte Rosa)

Il regresso delle fonti glaciali, nuovi crolli e perdita di risorse idriche

Potrebbe intensificarsi, infatti, il problema del regresso delle fonti glaciali, fenomeno già in atto, e potrebbe esserci la possibilità di dover assistere a nuovi terribili crolli, oltre alla progressiva perdita di risorse idriche, con tragiche conseguenze per la vita dell'uomo.

Nella foto: la sorgente del fiume Po a Pian del Re, sotto il Monviso

PER APPROFONDIRE: L'agonia dei ghiacciai del mondo

La situazione nelle città

La situazione non migliora neanche a valle, dove si continua a parlare di record per le temperature che superano (o si avvicinano) ai 40º in molte città italiane. A luglio 2022, sembrerebbe, non è previsto che venga concesso loro un respiro di sollievo da questa morsa di caldo (e di siccità) che le ha colpite negli ultimi mesi.

L'era del fuoco

L'impatto di questa situazione è tale da portare il geologo Mario Tozzi, intervistato da Repubblica, a denominare questo particolare momento come 'l'era del fuoco". Il bollettino sulle ondate di calore, emesso dal Ministero della Salute su 27 città, lo conferma: da mercoledì 20 luglio ben 9 città saranno 'bollino rosso' per le alte temperature. Si tratta di Bolzano, Brescia, Firenze, Latina, Perugia, Bologna, Genova, Rieti e Roma (nella foto).

Stiamo vivendo un'anomalia climatica

Appoggiano questa tesi anche i dati del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche): la fase climatica che stiamo vivendo è anomala e lo è da tempo.

Nella foto: La situazione del fiume Taro, lungo la via Francigena in Emilia Romagna

Siccità e scarsità di risorse idriche

Ad essere duramente colpite da questo fenomeno sono state nei mesi scorsi vaste aree del nostro paese, soprattutto al Nord e al centro, in cui la siccità e la scarsità delle risorse idriche hanno messo a dura prova l'agricoltura, la fauna e la flora locali (e la vita stessa dell'uomo).

Foto: il Po a Casale Monferrato, provincia di Alessandria

Le deboli piogge non hanno mitigato gli effetti

Neanche le deboli piogge primaverili, infatti, hanno potuto contrastare l'inarrestabile siccità che ha attanagliato i letti dei nostri fiumi. La foto qui sopra, mostra la situazione del fiume Sangone a metà giugno 2022.

Lo stato d'emergenza

È per questo che il 4 luglio 2022 è arrivato il via libera del Governo allo stato d'emergenza per le 5 regioni italiane più fortemente colpite dalla siccità: Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

Nella foto: il fiume Po nei pressi di Piacenza

Come stanno le nostre risorse idriche?

La situazione di fiumi importantissimi come il Po, il Tagliamento e il Piave, ma anche di altri bacini idrici italiani, come il Lago Maggiore, era, infatti, già difficile da sostenere da tempo. Secondo i dati del CNR, si tratterebbe della peggiore siccità degli ultimi 16 anni. E adesso si teme per questo nuovo intensificarsi delle temperature.

Nella foto: Porto Nautica Torricella lungo il Po, a Sissa (Parma)

Il Po in secca

Il caldo estremo aveva già lasciato a fine giugno 2022 immagini desolanti come questa del fiume Po a Sermide, in provincia di Mantova, e ci si chiede cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova ondata di calore.

Relitti della II Guerra mondiale

Sempre nei pressi della città della provincia mantovana, la grave siccità aveva già raggiunto livelli tali da far tornare a galla relitti rimasti occulti per decenni sotto le acque del Po, come nel caso di questo ponte di barche bombardato dagli statunitensi durante la II Guerra Mondiale. Ma non è l'unico relitto venuto alla luce per la siccità...

Una chiatta di 55 metri

Anche a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, infatti, è riemersa questa gigantesca chiatta, colpita dai bombardamenti americani nel 1944, durante lo scontro con l'esercito tedesco in ritirata.

In ginocchio anche l'economia

Ma, a parte gli interessanti ritrovamenti storici, la siccità e le alte temperature stanno lasciando conseguenze disastrose al loro passaggio e stanno mettendo in ginocchio, anche a livello economico, agricoltori, pescatori e industrie.

Nella foto: il Po nei pressi di Piacenza

270.000 aziende agricole

Stando ai dati forniti da Coldiretti, infatti, sono circa 270 mila le aziende agricole con sede nelle regioni interessate dallo stato di emergenza, ma le perdite sono pesantissime in tutta Italia: si parla di oltre il 70% delle coltivazioni bruciate.
In termini economici, ciò si traduce in un danno che la Coldiretti stima superi i 3 miliardi di euro.

Frutta e verdura invendibili

"Le scottature da caldo danneggiano in maniera irreversibile frutta e verdura, fino a renderle invendibili", spiega la Coldiretti. Gli agricoltori stanno cercando di correre ai ripari, anticipando il raccolto e utilizzando tecniche come l'ombreggiatura dei prodotti, utilizzando barriere naturali come foglie e erba. I dati sulla produzione, comunque, sono tragici: -20% latte, -45% mais e foraggi, -30% frumento, -30% riso, -15% frutta.

Problemi anche per il settore della pesca

Difficile anche la situazione del settore ittico. La mancanza di ricambio idrico nel delta del Po, ad esempio, sta determinando il proliferare delle alghe, che stanno mettendo a repentaglio produzioni vitali per l'economia locale, come quelle di vongole e cozze.

Poche precipitazioni nel 2022

A peggiorare la situazione, oltre alle temperature altissime, c'è da considerare che in questo 2022 le precipitazioni si sono praticamente dimezzate rispetto alla media storica. Il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, intervistato da Sky TG24, è perentorio: “Siamo a 40-50% di quantità di acqua piovuta in meno rispetto alle medie degli ultimi anni e fino al 70% di neve in meno".

Nella foto: il fiume Sesia a Caresana, in provincia di Vercelli.

Il Po visto da Sentinel-2

Le immagini catturate dallo spazio dal satellite Sentinel-2 del programma Copernicus, gestito dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dalla Commissione Europea rendono ancora più evidente il drastico calo della portata del fiume Po negli ultimi 3 anni.

Foto: ESA - The European Space Agency

Immagini drammatiche

Satellite a parte, le immagini da terra del corso d'acqua più lungo d'Italia (e tra i maggiori in Europa) rendono ancora più evidente il livello della crisi idrica che sta attraversando il paese.

Sabbia e polvere

Il fiume Po, infatti, in alcune aree, come Boretto, in provincia di Reggio Emilia, è ormai un’ampia distesa di sabbia. Sono immagini desolanti.

Il cuneo salino

In zone come quella del ferrarese, poi, non è solo il livello del fiume a preoccupare, ma anche il cosiddetto cuneo salino, ovvero la risalita di acqua salata dal mare, che giunto ormai a diverse decine di chilometri dalla costa, sta iniziando a compromettere le colture.

In città come Torino, l'allerta è massima

Insomma, l'arrivo di Apocalisse 4800 troverà ad aspettarlo un'Italia che è già scossa dalla scarsità di acqua. Città come Torino, poi, si ritroveranno in una situazione di allerta estrema da mercoledì 20 luglio, quando l'Indice sintetico di stress da calore, secondo il bollettino pubblicato dall'Arpa Piemonte, raggiungerà i 9.2 punti (in una scala da 0 a 10).

Non solo a nord

Ma le regioni del Nord non sono le uniche a soffrire caldo torrido e siccità: anche altre regioni, come Lazio, Toscana e Marche stanno attraversando una forte crisi idrica dovuta, principalmente alle alte temperature e all'assenza di rovesci.

Nella foto: un'immagine del fiume Tevere a Roma

Lo stato in cui riversa il Tevere è drammatico

Lo stato del Tevere, la risorsa idrica di Roma è definito "drammatico": così lo definisce l’Osservatorio dell’Associazione Nazionale Consorzio dei Bacini (Anb), e aggiunge: "A Roma dall’inizio dell’anno è piovuto il 64% in meno"

Soffrono anche gli Appennini

Anche la zona Appenninica non è risparmiata dall'allarme caldo e siccità: a rischio le colture, ma anche il turismo. In alcune zone si è parlato addirittura di chiusure anticipate dei rifugi di montagna o, in ogni caso, di ferree limitazioni.

Nella foto: Lago di Campotosto, L'Aquila

Anche il Sud risente delle alte temperature

Neanche il Sud Italia è e sarà immune alle alte temperature. Ma, nonostante non si parli ancora di crisi idrica per regioni come la Puglia, la situazione meteorologica è tenuta sotto continuo monitoraggio. "La Puglia convive con la siccità da sempre - afferma Coldiretti Puglia - con oltre il 57% del territorio a rischio desertificazione e non va sottovalutato e minimizzato il problema ma serve correre ai ripari una volta per tutte".

Un fenomeno irreversibile

Sulle pagine di Repubblica, invece, non parla di correre ai ripari Giacomo Parrinello, storico dell’ambiente e assistant professor al Centro di Storia di Sciences Po, l’istituto di studi politici di Parigi, considerando questo un "fenomeno irreversibile", a cui ormai "dobbiamo adattarci in modo strutturale".

Nella foto: la confluenza del Ticino con il Po, nei pressi di Pavia

La necessità di adottare buone pratiche

"C’è molto da imparare dai paesi che fanno i conti con la scarsità d’acqua da prima di noi."- continua l'esperto- "Penso all’Africa del nord, all’India, ai cosiddetti paesi del sud del mondo che abbiamo sempre guardato con una certa supponenza e senso di superiorità, ma che, invece, hanno sviluppato tecniche, tecnologie, sistemi e colture pensate proprio per fare i conti con la scarsità e tirare fuori il massimo profitto possibile da condizioni ambientali molto dure", aggiunge l'esperto.

Nella foto: il fiume Tagliamento

Il Sahel

E fa l'esempio del Sahel, "una banda semidesertica a sud del Sahara, in cui tradizionalmente le popolazioni locali hanno sviluppato forme di policoltura e cioè coltivazione di tipi diversi di prodotto nella stessa parcella, capaci di adattarsi a condizioni climatiche diverse". E noi italiani saremo capaci di adattarci?

Una 'nuova normalità'

Si dice che l'abitudine ci faccia accettare l'inaccettabile. E nelle città colpite dalla siccità, sembra che l'inaccettabile sia davvero diventato la 'nuova normalità', tanto che sul letto di un fiume Po, ormai prosciugato, è possibile partecipare addirittura ad una partita di bocce. E perché no, portare a spasso il proprio cane.

Foto: Il Po a Torino

Minacciata la sopravvivenza di piante e animali

Ma per quanto possiamo adattarci noi comuni cittadini, la situazione resta comunque davvero allarmante per molteplici aspetti, da quello ambientale, per la minaccia alla biodiversità e alla sopravvivenza di specie animali e vegetali, fino a quello economico legato alla filiera agricola.

1750 interventi

Non dimentichiamo, poi, che siccità e alte temperature sono terreno "fertile" per gli incendi. La Protezione civile del Lazio non nasconde la sua preoccupazione. Confrontando i dati relativi al periodo tra il 15 giugno e il 3 luglio 2022 con quelli dell'anno precedente, il risultato è sconcertante: "Abbiamo avuto 1.750 interventi contro i 400 registrati nello stesso periodo del 2021", si legge in un comunicato. E questo, solo nel Lazio.

Che Dio ce la mandi buona

La situazione del nostro Paese è gravissima su molti fronti e gli scienziati e gli esperti sembrano essere concordi e denunciano la necessità di adottare politiche per mitigare gli effetti di quest'estate da record. Nel frattempo, c'è anche chi gioca la cartuccia della preghiera e, viste le previsioni meteo per i prossimi giorni e l'arrivo di Apocalisse 4800, speriamo davvero che qualcuno lassù lo ascolti... e che dire, che ce la mandi buona!

Foto: twitter @vaticannews_it

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