Nima Veiseh e i ricordi
La 'supermemoria'
Il lato oscuro della supermemoria
'La mia memoria, signore, è come una discarica di immondizia'
I ricordi... tristi
Overload di informazioni
Come funziona la memoria
Le strategie del cervello per creare un ricordo
Lo studio della Bond University
I problemi degli ipertimesici
Come si fissano, fisiologicamente, i ricordi nella Memoria?
Come si indeboliscono, in altre parole, le connessioni neuronali dei ricordi?
Su cosa si basa la scelta tra cosa ricordare e cosa no?
Ricordare e dimenticare sono due fasi indispensabili
La scelta giusta
Gli scherzi della memoria
Non stiamo diventando vecchi, siamo solo efficienti
I benefici del non ricordare
Il cervello pensa meglio
Far posto a ciò che davvero importa.
'Nell’uso pratico del nostro intelletto, dimenticare è importante tanto quanto ricordare'
La memoria è uno strumento di sopravvivenza
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Dimentichi le chiavi di casa? La scienza dice che non devi preoccuparti
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Nima Veiseh e i ricordi

Prendete una data a caso e l'artista statunitense Nima Veiseh sarà in grado di dirvi cosa ha mangiato, come era vestito, che tempo faceva e chi era accanto a lui al cinema. Come riesce a ricordare tutto con tale dovizia di particolari? "Per quanto ne so non siamo del tutto sicuri di quale sia la causa", ha detto Veiseh al Observer.

 

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La 'supermemoria'

Veiseh, in realtà, appartiene a quel ristretto gruppo di individui affetti dalla sindrome ipertimesica, la cosiddetta "supermemoria". Come lui, solo poche decine di persone al mondo presentano l'HSAM (acronimo anglosassone di Highly Superior Autobiographical Memory, Memoria Autobiografica Altamente Superiore), ovvero ricordano (a partire da una certa data) ogni dettaglio delle loro esperienze vissute e sono capaci di riportare i loro ricordi alla mente senza nessuno sforzo. Una potenzialità incredibile, un dono del destino, non è vero? In realtà, meno di quanto possiamo pensare. Vediamo perché.

Foto:  Gerd Altmann / Pixabay

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Il lato oscuro della supermemoria

Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges ci aveva già avvisati quando scrisse il suo "Funes el memorioso": la capacità di ricordare ogni cosa, quella memoria prodigiosa che permette ad alcuni 'fortunati' di trattenere qualsiasi dettaglio, è sì una qualità invidiabile, ma nasconde anche degli inconvenienti.

Foto: Milad Fakurian / Unsplash

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'La mia memoria, signore, è come una discarica di immondizia'

Infatti, sebbene, all'apparenza, Ireneo Funes, il protagonista del racconto dell'argentino, sia un genio e la sua prodigiosa memoria sia un dono straordinario, Borges non esita a presentarci anche l'altra faccia della medaglia e ci descriverà l'esistenza di Funes come una storia fuori dalla storia, evidenziando, infine, l'incapacità del protagonista di sopravvivere, schiacciato dal peso della sua stessa memoria.
"La mia memoria, signore, è come una discarica di immondizia", dirà Funes.

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I ricordi... tristi

Borges lo aveva chiaro già nel 1944: anche la tristezza, il dolore, la sconfitta e la perdita plasmano i nostri ricordi e nelle persone affette da ipertimesia questi flashback tristi sono vividi e precisi. Ricordare tutto, in realtà, potrebbe rappresentare una vera e propria condanna.

Foto: Kelly Sikkema / Unsplash

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Overload di informazioni

E c'è da considerare una altro fattore, al di là di quello emozionale. Nel 1944 il mondo non era ancora sottoposto al costante overload di informazioni del mondo moderno. Nel brulichio continuo generato dai dati e dalle informazioni che ogni giorno colpiscono il nostro cervello, la capacità di dimenticare dettagli inutili e di scartare quelle informazioni non necessarie, sembra strano, eppure è l'unico mezzo che ha a disposizione l'uomo adulto per accedere a nuove idee e a nuovi concetti. Immaginate cosa significherebbe ricordare tutto ciò che leggiamo su internet ogni giorno? Intendiamo proprio tutto, tutto.

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Come funziona la memoria

In quel capolavoro di efficienza che è il corpo umano, ogni cosa sembra essere programmata per garantirci un livello di benessere ottimale, anche la nostra memoria. Come funziona la memoria? In parole semplici: il cervello riceve un'informazione, la codifica, la filtra e successivamente decide se consolidarla, scartarla o riorganizzarla, a seconda di quale siano le nostre necessità.

Foto:  Gerd Altmann / Pixabay

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Le strategie del cervello per creare un ricordo

Per farlo, il cervello usa diverse strategie. Una di esse prevede il collegare una nuova informazione al contesto in cui l'acquisiamo. Ad esempio, se incontriamo una persona per la prima volta è molto probabile che il nostro cervello l'associ al luogo in cui è avvenuto tale incontro, perché, molto probabilmente, il momento successivo in cui avremo bisogno di ricordarla avverrà sempre nello stesso contesto. Intelligente, no? Chiaramente c'è anche un contro: se incontrassimo di nuovo quella persona fuori dal contesto in cui l'abbiamo conosciuta, è molto probabile che non ricorderemmo neanche il suo viso.

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Lo studio della Bond University

Questa strategia del nostro cervello è stata oggetto di uno studio della Bond University condotto da Oliver Baumann, Jessica McFadyen e  Michael S. Humphrey. Mostrando al campione alcune coppie di immagini di oggetti e ambienti, gli autori hanno potuto evidenziare due aspetti fondamentali del funzionamento della nostra memoria:

  1. per il nostro cervello è più semplice ricordare un oggetto quando viene mostrato nello stesso ambiente in cui l'abbiamo visto per la prima volta, cosa che diventa più complicata quando lo posizioniamo in un ambiente distinto.
  2. se poi non avevamo mai visto prima l'oggetto in questione, la difficoltà di individuarlo in un ambiente diverso da quello iniziale aumenta considerevolmente.

La nostra memoria, quindi, opera già all'inizio una specie di scrematura e seleziona quali, secondo lei, siano le informazioni più necessarie.

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I problemi degli ipertimesici

Il Dott. Baumann, responsabile dello studio, ci presenta anche il caso limite delle persone affette dall'ipertimesia, come il Funes di Borges o Veiseh. Ciò che si è osservato è che questa sindrome determina serie difficoltà ad affrontare la vita quotidiana, in quanto coloro che ne soffrono non riescono a concentrarsi pienamente sul presente e, cosa strana, a trattenere nella memoria dati specifici di cose che non sperimentano in modo diretto. In parole povere, ricordano tutto, ma solo se sono loro in persona a viverlo.

Foto:  Gerd Altmann / Pixabay

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Come si fissano, fisiologicamente, i ricordi nella Memoria?

A livello fisiologico, che si tratti di memoria a breve temine o a lungo termine, il processo alla base della creazione dei ricordi è comunque lo stesso: quando memorizziamo qualcosa, tra i nostri neuroni si stanno creando delle connessioni sinaptiche, in particolare nell'ippocampo. Quando queste connessioni si indeboliscono, allora si innesca il meccanismo che è alla base della dimenticanza.

Foto:  Gerd Altmann / Pixabay

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Come si indeboliscono, in altre parole, le connessioni neuronali dei ricordi?

Sottoposto a nuovi stimoli, il nostro cervello creerà delle nuove connessioni che si sovrascriveranno alle precedenti. È questo che sostengono nel loro studio pubblicato su Neuron, Paul Frankland e Blake Richards, ricercatori dell'Università di Toronto: la creazione di nuovi neuroni a partire da cellule staminali (ovvero da quelle cellule "madri" per cui non è ancora definita una funzione nell'organismo) può portare alla generazione di nuove connessioni nell'ippocampo che riscrivono le precedenti connessioni, quindi i precedenti ricordi.

Foto: skylarvision / Pixabay

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Su cosa si basa la scelta tra cosa ricordare e cosa no?

I due ricercatori canadesi hanno provato a dare una risposta a questa domanda, analizzando le possibili dinamiche neurobiologiche che sottostanno alla selezione e all'eliminazione dei ricordi. Secondo i due ricercatori, l'importanza del dimenticare è pari a quella del ricordare: la memoria, infatti, non serve, come pensiamo erroneamente, ad immagazzinare ogni informazione, ma ad ottimizzare le nostre decisioni di fronte a una scelta. "Se stai cercando di orientarti nel mondo, un cervello costantemente oberato di ricordi conflittuali, e magari alterati nel tempo, farà molta più fatica a prendere decisioni sulla base di informazioni corrette" spiega Richards.

Foto: Gerd Altmann / Pixabay

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Ricordare e dimenticare sono due fasi indispensabili

Concludono, quindi, affermando quanto questo funzionamento della memoria sia necessario per l'uomo, perché, con questo continuo "aggiornamento" alle informazioni utili, gli permette di organizzare, a livello neurologico, il suo lavoro, la sua capacità di apprendimento e di crescita. Insomma, di organizzare la sua vita. Ricordare e dimenticare sono, quindi, due fasi imprescindibili del processo mnemonico: è solo dimenticando ricordi innecessari che la nostra memoria diventa "intelligente", efficiente e recettiva.

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La scelta giusta

Che la scelta sia intellettiva o affettiva, è solo dimenticando, quindi, che la nostra memoria riesce a individuare quale sia la scelta giusta per noi. Dimenticare non è quindi, un bug nel programma della nostra memoria, ma un meccanismo fondamentale perché tutto funzioni in modo efficiente e ci permette di adattarci alle nuove situazioni, lasciando andar via quelle informazioni che non sono più rilevanti o che, addirittura, potrebbero essere fuorvianti.

Foto Tumisu / Pixabay

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Gli scherzi della memoria

È questo il motivo per cui la memoria, a volte, sembra giocarci brutti scherzi. Quando non ricordiamo qualcosa, il nostro primo impulso è additare lo stress e la stanchezza come i responsabili delle nostre dimenticanze, ma, sebbene questi fattori influiscano in parte, l'oblio, in realtà, non sarebbe altro che la risposta da parte del nostro cervello alla necessità di scremare i ricordi, per trattenere solo ciò che reputa utile.

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Non stiamo diventando vecchi, siamo solo efficienti

Nel caso in cui non si tratti di una vera e propria patologia (per la quale valgono altre considerazioni), sembrerebbe, quindi, che dovremmo tutti tranquillizzarci e non farci prendere dal panico (e, soprattutto, smettere di pensare che siamo diventati improvvisamente vecchi). Perché molti scienziati, a quanto pare, sono concordi su questo punto: non solo dimenticare piccole cose è normale, fa persino bene.

Foto: Gerd Altmann / Pixabay

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I benefici del non ricordare

A ribadirlo arriva anche uno studio della Columbia University di New York, nello specifico del Centro di ricerca sull'Alzheimer, riassunto nel lavoro 'Forgetting: The benefits of not remembering' (Dimenticare: i benefici del non ricordare) del Dott. Scott Small, direttore del centro, che ci spiega le ragioni del benessere mentale legato alla dimenticanza.

Foto:  ds_30/ Pixabay

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Il cervello pensa meglio

Secondo lo studio, le informazioni che il nostro cervello reputa inutili rappresentano, in realtà, un ostacolo per la nostra salute mentale: senza di esse (ossia, dimenticandole), il nostro cervello riesce a pensare meglio, a prendere decisioni migliori e a farlo più in fretta.

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Far posto a ciò che davvero importa.

"La normale dimenticanza, in equilibrio con un'adeguata memoria, ci regala una mente più flessibile», dice il dottor Scott Small. Dimenticare significa, in parole povere, eliminare le informazioni inutili per far posto a ciò che davvero importa. Memoria e oblio, quindi, lavorano insieme, in equilibrio.

Foto:  chenspec / Pixabay

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'Nell’uso pratico del nostro intelletto, dimenticare è importante tanto quanto ricordare'

Lo avevano intuito anche altri prima di lui. Nel 1890 William James, uno dei fondatori della psicologia statunitense, disse: "Nell’uso pratico del nostro intelletto, dimenticare è importante tanto quanto ricordare". Del resto, come potremmo pensare al futuro, investendo tante risorse mentali nel passato?

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La memoria è uno strumento di sopravvivenza

Come dice il Dott. Moshe Bar, il direttore del Gonda multi-disciplinare Brain Research Center presso la Bar-Ilan University: "La memoria è in realtà più uno strumento di sopravvivenza che una piattaforma di intrattenimento. Usiamo le nostre esperienze, catturate nella memoria, per anticipare e preparare i prossimi eventi e incontri". Quindi, tranquillizziamoci: che si tratti delle chiavi di casa, del PIN del bancomat, di quella password infallibile che abbiamo scelto per la nostra email o il nome di "quell'attore, sì, dai, quello che ha girato quel film insieme a quell'altro" non è la nostra memoria che vacilla, è il nostro cervello che fa il suo dovere e lotta per noi.

Foto: Luisella Planeta Leoni LOVE PEACE 💛💙 / Pixabay

 

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