L'incombente crisi alimentare globale

La tempesta perfetta per una crisi alimentare mondiale
Guerra nella terra del grano
Caldo estremo e siccità in India
L'India blocca l'export per controllare i prezzi e garantire il consumo della popolazione
Anche la carenza di fertilizzanti danneggerà l'agricoltura
Una crisi inevitabile
Il prezzo della globalizzazione
Imminenti carestie in tutto il pianeta
La fame perseguita milioni di persone
Più poveri, più affamati
La Banca Mondiale chiede ai governi di non impedire l'export del grano e di altri prodotti
Scarsità nei paesi ricchi: il caso dell'olio di girasole
Scaffali vuoti?
Effetto domino
Problemi energetici
Un mondo pacifico e stabile
La tempesta perfetta per una crisi alimentare mondiale

Le condizioni ci sono tutte: una guerra in una delle principali regioni produttrici di grano di tutto il mondo, problemi di approvvigionamento derivati dalla pandemia di Covid-19 e cattivi raccolti legati ai cambiamenti climatici. Gli esperti avvertono: è molto probabile che si stia per verificare una grave crisi alimentare a livello globale.

Guerra nella terra del grano

La guerra in corso colpisce due dei Paesi più importanti in termini di produzione di grano: la Russia è il quarto produttore mondiale e l'Ucraina il settimo, se consideriamo l'Unione Europea come unico produttore. L'impossibilità di esportare il cereale, le sanzioni imposte alla Russia o il possibile aumento delle riserve di grano di quest'ultima potrebbero scatenare questa crisi.

Caldo estremo e siccità in India

Per di più l'India, il terzo produttore mondiale di grano, si trova in grandi difficoltà a causa delle altissime temperature registrate negli ultimi mesi (per giorni e giorni si sono superati i 45°C). Ciò significa che le dimensioni del raccolto potrebbero essere molto inferiori al previsto.

L'India blocca l'export per controllare i prezzi e garantire il consumo della popolazione

Inoltre, secondo media come il New York Times, l'India ha deciso di non esportare e di conservare il grano per il proprio consumo con la speranza di frenare l'aumento dei prezzi dei generi alimentari e di evitare che la popolazione sia colpita da una crisi alimentare, che peraltro già si riflette in un'inflazione incontrollata su molti prodotti in molte parti del mondo (l'Europa e gli Stati Uniti stanno risentendo particolarmente di questo aumento dei prezzi).

Anche la carenza di fertilizzanti danneggerà l'agricoltura

Ma il problema non è solo il grano. Come spiega un articolo del National Geographic pubblicato a maggio 2022, si verificherà una carenza di fertilizzanti, essenziali per l'agricoltura mondiale, che, in larga misura, provengono dalla Russia (40%) e dalla Bielorussia (un altro 40% della produzione mondiale), Paesi sottoposti a sanzioni di guerra.

Immagine: Taylor Siebert/Unsplash

Una crisi inevitabile

«Non sono sicuro che sia possibile evitare una crisi alimentare», ha dichiarato il presidente dell'Organizzazione mondiale degli agricoltori, il sudafricano Theo de Jager, che aggiunge: «La domanda è quanto sarà estesa e profonda».

Immagine: Liz Joseph/Unsplash

Il prezzo della globalizzazione

Uno dei principi della globalizzazione economica è quello di delocalizzare, cioè produrre dove costa meno. Nel caso dei fertilizzanti, ad esempio, ciò ha portato a un quasi monopolio della produzione da parte di Russia e Bielorussia. E ora gli agricoltori statunitensi non hanno nulla con cui fertilizzare i loro campi.

Immagine: K. Mitch Hodge/Unsplash

Imminenti carestie in tutto il pianeta

A maggio, le Nazioni Unite hanno fatto una previsione terrificante: «44 milioni di persone in 38 Paesi sono sull'orlo della carestia e più di mezzo milione in Etiopia, Sud Sudan, Yemen e Madagascar stanno già soffrendo per l'estrema carenza di cibo».

La fame perseguita milioni di persone

David Beasley, direttore esecutivo del World Food Programme delle Nazioni Unite, è stato molto chiaro in un'intervista alla CNN: «Milioni di persone moriranno di fame, i Paesi saranno destabilizzati e le famiglie migreranno per necessità».

Più poveri, più affamati

La fame e il fabbisogno alimentare non sono certo problemi sconosciuti nei Paesi in via di sviluppo, ma, come si chiede David Beasley nella sua intervista alla CNN, «cosa accadrà quando ad altri milioni di persone inizierà a mancare il cibo?».

La Banca Mondiale chiede ai governi di non impedire l'export del grano e di altri prodotti

Di fronte a tale scarsità, potrebbero esserci governi che, sulla falsariga dell'India, decidano di vietare l'esportazione della propria produzione di grano o di qualsiasi altro prodotto interessato dall'aumento dei prezzi. La Banca Mondiale esorta a non farlo. In particolare, chiede a Paesi come l'Argentina, il Brasile o l'Australia (grandi esportatori agricoli) di consentire il commercio di ogni tipo di prodotto.

Immagine: James Alhberg/Unsplash

Scarsità nei paesi ricchi: il caso dell'olio di girasole

La crisi alimentare comporterà un drastico aumento dei prezzi nei Paesi ricchi, che potrebbero anche subire la mancanza di alcuni prodotti. Questo era il titolo in prima pagina del New York Times il 5 maggio 2022: "La guerra in Ucraina prosegue mentre "svanisce" l'olio di girasole".

Scaffali vuoti?

È allarme scaffali vuoti nei supermercati dei Paesi sviluppati? Beh, è già successo per via dei problemi di approvvigionamento causati dalla pandemia e all'inizio della BREXIT, perciò potrebbe accadere di nuovo.

Effetto domino

È chiaro che in un mondo interconnesso come quello in cui viviamo, le conseguenze di catastrofi come il cambiamento climatico o la guerra non possono essere evitate.

Problemi energetici

Quanto detto riguardo alla crisi alimentare vale anche per l'energia: se la Russia non esporta più il suo gas, molti Paesi ne risentiranno, i prezzi aumenteranno, tutto diventerà più caro e, alla fine, ciò si ripercuoterà inevitabilmente sul cibo.

Un mondo pacifico e stabile

La soluzione consiste nel costruire un mondo pacifico, ripristinare la stabilità e il commercio senza restrizioni tra le nazioni. Anche se in questo periodo che già alcuni chiamano di "deglobalizzazione" c'è chi chiede il ritorno a formule di sovranità economica, affinché ogni Paese possa, per quanto possibile, provvedere a se stesso. Ma questo è un altro dibattito.

Immagine: Julia Kozoski/Unsplash

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