La Francia diventerà ingovernabile?

Una maggioranza relativa
Élisabeth Borne è stata confermata
Un governo vacillante
Verso un restyling
Quali maggioranze?
Accordi caso per caso
E la destra?
La sinistra divisa
Esclusa la RN e la Francia ribelle
Dissenso all'interno della maggioranza
Un'agenda legislativa fitta
Misure per il potere d'acquisto
Riforma delle pensioni
Un terzo round sociale?
Lo scenario di uno scioglimento
Continuano le crisi internazionali
Una maggioranza relativa

Rieletto Presidente della Repubblica francese lo scorso aprile, Emmanuel Macron pensava che avrebbe facilmente ottenuto la maggioranza assoluta nell'Assemblea nazionale per poter governare. Ma gli elettori hanno deciso diversamente, dal momento che i partiti della maggioranza presidenziale hanno ottenuto solo 245 seggi sui 289 necessari.

Élisabeth Borne è stata confermata

Molto criticata nelle ultime settimane, la premier Élisabeth Borne è stata ufficialmente confermata questo sabato 25 giugno dal Capo dello Stato, che ha rinnovato la sua "fiducia per guidare nel tempo l'azione del governo per il nostro Paese".

Un governo vacillante

Ma l'impressione generale è quella di un'azione del governo vacillante, mentre alcune misure diventano urgenti in un contesto di forte aumento dell'inflazione. Il governo potrà agire davvero solo quando sarà finalmente composto e quando avrà ottenuto l'appoggio di un numero sufficiente di parlamentari.

Verso un restyling

Tre ministri nominati all'indomani dell'arrivo a Matignon di Elisabeth Borne sono stati battuti al secondo turno delle elezioni legislative. Hanno quindi dovuto lasciare il governo, secondo la norma decretata dal Presidente della Repubblica. Inoltre, la ministro di Outre-mer (d'Oltremare) Yaël Braun-Pivet (nella foto) è stata appena nominata Presidente dell'Assemblea nazionale. Nel fine settimana dovrebbe quindi avvenire un rimpasto della squadra ministeriale.

Quali maggioranze?

Ma il punto della questione è il sostegno parlamentare al governo, in assenza della maggioranza assoluta. L'ipotesi di una coalizione con altre formazioni politiche come il Partito socialista o Les Républicains sembra ormai esclusa.

Accordi caso per caso

Questa situazione costringe quindi La République en Marche e i suoi alleati a concludere accordi caso per caso per i vari testi legislativi, con una "maggioranze di idee", per usare la definizione della presidenza. L'unica certezza in questa fase è che i dibattiti al Palais-Bourbon saranno vivaci per i prossimi cinque anni.

E la destra?

Il presidente dei repubblicani Christian Jacob (nella foto) ha assicurato che il suo partito è ancora contrario a Emmanuel Macron. Ma alcune voci del partito, come Jean-François Copé, Catherine Vautrin o il presidente della regione Grand-est Jean Rottner, non escludono una collaborazione con il governo.

La sinistra divisa

I vari partiti di sinistra, invece, sono divisi sull'atteggiamento da prendere di fronte alla mano tesa dai macronisti. Dopo essersi rifiutati di formare un gruppo unico nell'Assemblea nazionale, i socialisti, gli ecologisti di Yannick Jadot e i comunisti di Fabien Roussel non escludono alcuna partecipazione alla futura politica del governo.

Esclusa la RN e la Francia ribelle

Il che non è il caso della 'France insoumise' di Jean-Luc Mélenchon. Il Presidente della Repubblica ha escluso che la sua maggioranza conduca trattative con questo partito e con il Rassemblement national di Marine Le Pen. Mélenchon e Le Pen vogliono entrambi affermarsi come il principale avversario di Emmanuel Macron.

Dissenso all'interno della maggioranza

Divisa tra La République en Marche, il partito Horizons dell'ex premier Édouard Philipe e il Modem di François Bayrou, anche la maggioranza presidenziale sta vivendo qualche dissenso. La sua ala sinistra non è affatto convinto di una possibile alleanza con la destra e viceversa.

Un'agenda legislativa fitta

Urge però che il governo francese raggiunga una maggioranza stabile, perché alcuni testi legislativi devono essere votati molto presto, come quelli sull'energia e la sanità, due temi di cui le vicende degli ultimi mesi hanno ricordato l'importanza cruciale.

Misure per il potere d'acquisto

Ma la normativa più urgente è senza dubbio quella sul potere d'acquisto, poiché l'attuale impennata dell'inflazione sta colpendo duramente i portafogli dei francesi. Diverse misure devono essere adottate rapidamente, come l'abolizione del canone audiovisivo, l'introduzione del controllo energetico e il potenziamento di alcune prestazioni sociali.

Riforma delle pensioni

Dopo il fallimento del 2019-2020, la riforma delle pensioni sarà senza dubbio la questione più delicata del quinquennio che si apre, ancor di più senza maggioranza assoluta. Il governo prevede di riportare l'età minima di pensionamento a 65 anni ed Élisabeth Borne deve condurre i negoziati in questa direzione con le parti sociali.

Un terzo round sociale?

Ma l'opposizione a questa riforma si preannuncia forte e l'ipotesi di un “terzo round sociale” prende slancio. Uno sciopero dei treni del 6 luglio è già stato annunciato da alcuni sindacati della SNCF. Una situazione esplosiva per il governo!

Lo scenario di uno scioglimento

Riuscirà il potere esecutivo a siglare alleanze o la Francia è diventata ingovernabile? Alcune voci della maggioranza hanno evocato lo scenario di uno scioglimento entro uno o due anni per rafforzare la squadra al potere. Ma in un contesto elettorale molto incerto, quest'arma potrebbe rivoltarsi contro il Presidente della Repubblica che perderebbe, poi, ogni capacità di governo.

Continuano le crisi internazionali

Mentre la Francia è colpita da questo stallo istituzionale, continuano le crisi internazionali, tra la guerra in Ucraina, l'ondata di inflazione e la carenza di materie prime ed energia... Se è difficile prevedere il futuro, è comunque certo che i notiziari francesi e internazionali saranno ancora molto impegnati nei prossimi mesi.

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