Il ritorno della guerra in Europa
Le stime e i dati
La guerra tra Russia e Ucraina
La preoccupazione nelle parole di Jeanne Cavelier
Al centro della scena
Il ruolo dei freelance
Un mestiere difficile
Raccomandazioni per sopravvivere
330 giornalisti in Siria
Daniel Pearl
Anna Politkovskaya
Simone Camilli
Marie Colvin
James Foley
David Gilkey e Zabihullah Tamanna
Julio Fuentes e Maria Grazia Cutuli
Andrea Rocchelli e Andrei Mironov
Gabriel Grüner e Volker Krämer
Norbert Werner e Nikolas Vogel
Siniša Glavašević
Le minacce
Il barometro della libertà di stampa
I luoghi più pericolosi per un giornalista
I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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Il ritorno della guerra in Europa

Le morti di Brent Renaud, il giornalista statunitense colpito e ucciso il 13 marzo ad Irpin, nei pressi di Kyiv, e quelle ancora più recenti di Oleksandra Kurshynova e Pierre Zakrzewski il 15 marzo a Horenka, sempre nei pressi della capitale ucraina, costringono ad aggiornare il triste numero dei reporter, dei fotoreporter e dei cameramen deceduti nelle zone di guerra.

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Le stime e i dati

Se nel 2021, secondo i dati della Federazione internazionale dei giornalisti (International Federation of Journalists-IFJ), erano stati 45 i giornalisti caduti in 20 dei paesi del mondo interessati da conflitti, a marzo 2022 la quota è già arrivata a 17, facendo prevedere un aumento considerevole.

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La guerra tra Russia e Ucraina

Cinque dei diciassette decessi dei primi 3 mesi del 2022 sono avvenuti nell’ambito degli scontri tra Russia e Ucraina. L’incremento delle ostilità tra i due ex paesi sovietici potrebbe comportare, infatti, un rischio ancora maggiore per quanti hanno intrapreso, per lavoro o per passione, la difficile missione di raccontarci i fatti della guerra. L’organizzazione francese RSF (Reporters sans Frontiéres- Reporter senza frontiere) ha denunciato quanto spesso i giornalisti si trovino al centro del mirino durante i conflitti.

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La preoccupazione nelle parole di Jeanne Cavelier
Jeanne Cavalier, Responsabile di RFS per l’Europa dell’Est e l’Asia centrale, infatti, ha dichiarato: “I giornalisti sono obiettivi principali, come abbiamo visto in Crimea dalla sua annessione nel 2014 e nei territori controllati dai separatisti appoggiati dal Cremlino nella regione di Donbass. Chiediamo alle autorità russe e ucraine di rispettare i loro obblighi internazionali in materia di protezione dei giornalisti durante i conflitti e agli organismi internazionali di garantire il rispetto dell'obbligo di adottare misure di protezione.”
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Al centro della scena

Con gli occhi del mondo puntati sul conflitto tra Russia e Ucraina, il ruolo dei corrispondenti di guerra è tornato centrale nella scena mediatica e la preoccupazione per questi testimoni della storia, anche. La cronaca degli ultimi giorni non ha fatto altro che acuire questo sentimento. I morti di queste ultime settimane, infatti, si sommano a molti altri che, prima di loro, hanno perso la vita in zone di guerra.

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Il ruolo dei freelance

Fino a circa 40 anni fa, la professione del corrispondente di guerra era appannaggio di veri e propri professionisti del mestiere, pronti a volare verso i fronti dei conflitti più caldi del momento. Negli ultimi anni, però, il fenomeno è scemato: la crisi economica del mondo dell'editoria e la conseguente riduzione dei costi hanno reso la figura dell'inviato di guerra sempre più rara e, per lo più, riservata a quelle testate giornalistiche con un portafoglio capace di suffragarne i costi. Nella maggior parte dei casi, quindi, i giornalisti al fronte sono freelance che scelgono di raggiungere i luoghi di tensione del mondo.

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Un mestiere difficile

Le nuove forme di comunicazione e le innovazioni digitali hanno permesso a molti di avvicinarsi alla professione dell'inviato di guerra, più accessibile adesso di quanto non lo fosse nel passato, ma anche molto più pericolosa. Scott Anderson, corrispondente statunitense, in un'intervista durante la presentazione del libro The War Correspondent, spiega: «A metà degli anni ’80 nella guerra di El Salvador potevi scrivere “TV” con il nastro adesivo sull’auto e andare avanti e indietro tranquillo nella terra di nessuno. Sei o sette anni più tardi in Bosnia era completamente diverso. Scrivere “Press” o “TV” sulla tua auto era come disegnarci un grosso bersaglio sopra».

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Raccomandazioni per sopravvivere

Alla vista dei pericoli in cui potrebbero trovarsi coinvolti i corrispondenti di guerra, il CPJ (Committee to Protect Journalists), un'organizzazione no profit statunitense per la protezione dei giornalisti e della libertà di stampa, ha raccolto un'insieme di prescrizioni per i lavoratori delle notizie nelle zone di guerra: raccomanda un corso preparatorio, la stipula di un’assicurazione specifica, consiglia di mantenere una linea di contatto continua con i colleghi sul posto e in patria e di dotarsi un’attrezzatura adeguata, ma soprattutto sottolinea la necessita di conoscere la regione regione e le forze in campo..

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330 giornalisti in Siria

Resta comunque difficile sapere quando e se farsi riconoscere come giornalista nelle zone di guerra. Secondo un bilancio di Reporters sans frontières, per esempio, i giornalisti morti nei dieci anni della guerra civile in Siria sono stati oltre 300 e questo dato ci porta a chiederci quanto vulnerabile sia la protezione fornita da un badge della stampa. Sono numerosissimi, infatti, gli inviati di guerra che hanno perso la vita sul campo negli ultimi anni. In questa gallery ne ricordiamo alcuni.

(Nella foto: Un convoglio di giornalisti sotto scorta della polizia attaccato dai pro-talebani vicino al confine afghano il 10 ottobre 2001, Pakistan.)

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Daniel Pearl

Giornalista del Wall Street Journal, ucciso in Pakistan a febbraio del 2002, dopo essere stato rapito a fine gennaio dello stesso anno. A rivendicare la sua morte, Khalid Sheikh Mohammed, che si sospetta sia stata una delle menti dietro l’attacco alle Torri Gemelle del 2011, secondo quanto riportato dalla CNN.

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Anna Politkovskaya

Reporter russa, uccisa a piena luce del sole a Mosca nel 2006, nota per i suoi reportage sulla corruzione e la violazione dei diritti umani in Cecenia e feroce critica della politica del Cremlino.

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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Simone Camilli

Ucciso nel 2014 da un'esplosione nel nord della Striscia di Gaza

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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Marie Colvin

Corrispondente di guerra del britannico The Sunday Times, venne uccisa durante gli scontri della Guerra civile siriana nel 2012, dopo essere sopravvissuta allo scoppio di una granata in Sri Lanka nel 2001 che le fece perdere la vista ad un occhio.

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James Foley

James Foley fu rapito nel nordest della Siria a novembre del 2012. Due anni dopo apparve un video della sua decapitazione. La sua morte fu rivendicata dall’ISIS.

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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David Gilkey e Zabihullah Tamanna

David Gilkey, fotoreporter statunitense, e Zabihullah Tamanna, giornalista freelencer afgano, furoni uccisi durante un’imboscata nella provincia di Helmand, in Afganistan, nel 2016

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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Julio Fuentes e Maria Grazia Cutuli

La giornalista italiana del Corriere della Sera e il giornalista spagnolo Julio Fuentes (nella foto) vennero uccisi nel 2001 a Sarobi, in Afganistan. Della loro morte (e delle violenze subite dalla donna) furono accusati e condannati due cittadini afgani.

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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Andrea Rocchelli e Andrei Mironov

Il fotoreporter italiano fu ucciso dalla Guardia nazionale ucraina nell’ambito del conflitto nella guerra del Dombass nel maggio del 2014, insieme all’attivista per i diritti umani, reporter e interprete Andrei Mironov, definito dal Washington Post come “l’interprete che cercò di salvare la Russia”. L’ultima foto del fotoreporter italiano fu proprio quella dell’attacco di cui fu vittima, mentre ritraeva le difficili condizioni della popolazione.

(Foto: Andrei Mironov- Wikipedia: Creative Commons license)

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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Gabriel Grüner e Volker Krämer

Fucilati da soldati jugoslavi durante un’imboscata in Kosovo, il giornalista italiano di lingua tedesca Gabriel Grüner e il suo collega Volker Krämer della rivista Stern furono i primi ad essere assassinati in un paese della NATO durante una guerra.

(Nella foto: Centinaia di giornalisti attendono a Kumanovo la ripresa dei colloqui sul ritiro militare serbo dal Kosovo nel 1999)

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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Norbert Werner e Nikolas Vogel

I due giornalisti austriaci vennero uccisi da un missile dell’Armata popolare Jugoslava durante la guerra d’indipendenza slovena nel 1991.

(Nella foto: truppe slovene attraversano i campi per unirsi al resto dell'esercito territoriale schierato intorno all'aeroporto di Lubiana, dopo l'indipendenza)

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Siniša Glavašević

Giornalista croato, perse la vita insieme a centinaia di persone nel 1991 durante l’assedio della città croata di Vukovar. Il suo corpo fu rinvenuto solo nel 1997.

(Foto: Screenshot Youtube: Son of Killed Croatian Journalist Sinisa Glavasevic Reflects on his Father's Legacy)

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Le minacce

Questi sono solo alcuni dei nomi dei giornalisti che, negli ultimi anni, hanno perso la vita in zone di guerra. A questi si aggiungono le migliaia che ricevono ogni giorno minacce e pressioni. Per esempio, secondo il sitoweb ossigeno.it, un osservatorio promosso dall’ordine dei giornalisti italiani e la Federazione Nazionale Stampa italiana, questi ultimi sarebbero 4600 solo in Italia.

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Il barometro della libertà di stampa

Nel 2021 anche i Nobel hanno sentito il bisogno di sottolineare l'importanza della libertà di espressione, assegnando il Nobel per la pace proprio a due reporter, Maria Ressa e Dmitry Muratov, lei filippina e lui russo, "per i loro sforzi nel salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura". Da RSF, però, arrivano dati preoccupanti in quest'aspetto. Nel barometro delle violazioni alla libertà di stampa pubblicato sul sito dell'associazione, il quadro della libertà di stampa nel mondo dà risultati allarmanti: sarebbero quasi 500 i giornalisti in carcere nel mondo (dati 2021).

I corrispondenti di guerra tornano nel mirino: storie di reporter e fotoreporter morti sul campo
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I luoghi più pericolosi per un giornalista

Il luogo più pericoloso per un giornalista resta il Messico, con 7 reporter uccisi nel 2021 e 5 quest’anno. L’Ucraina e la Russia, invece, secondo l’ultimo rapporto, si attestano, la prima al 97º posto e la seconda al 150º, nella classifica che analizza 180 paesi in materia di libertà di stampa. Dall’inizio del conflitto, ai 7 giornalisti uccisi, infatti, andrebbero aggiunti anche quelli che, fortunatamente, sono stati solo feriti e quanti, invece, sono stati arrestati, da una parte e dall’altra, in nome della parola scritta (e parlata).

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