Da Voyager a 'Beacon in the Galaxy': i nostri "messaggi nella bottiglia" destinati a possibili extraterrestri

Siamo soli?
Il paradosso di Fermi
I quesiti dell'uomo
Tentativi di stabilire un contatto
Beacon in the Galaxy
Cosa contiene il messaggio
La necessità di un contatto
Arecibo
Le sonde spaziali
Pioneer 10 e Pioneer 11
Voyager Golden Record
Poche probabilità di essere trovate
Carl Sagan sulle sonde
I dischi d'oro
I materiali inclusi
Saluti
Suoni della Terra
No ai Beatles!
Immagini
Donna al supermercato
Trattato di Newton
La razza umana sarà immortale
Siamo soli?

Una delle domande che l'uomo moderno si pone in modo ricorrente riguarda la possibilità dell'esistenza di altre vite intelligenti al di fuori del nostro pianeta. 

Photo by Greg Rakozy on Unsplash

Il paradosso di Fermi

Il paradosso di Fermi, attribuito al fisico Enrico Fermi, ci parla proprio di questo: "Dato l'enorme numero di stelle nell'universo osservabile, è naturale pensare che la vita possa essersi sviluppata in un grande numero di pianeti e che moltissime civiltà extraterrestri evolute siano apparse durante la vita dell'universo. 

I quesiti dell'uomo

Da tale considerazione nasce la domanda: «Se l'Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove si trovano tutte?» oppure: «Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non ne abbiamo ancora ricevuto le prove, come trasmissioni radio, sonde o navi spaziali?»"

Tentativi di stabilire un contatto

Finora, infatti, sembra che non abbiamo ancora ricevuto prove dell'esistenza di civiltà aliene, ma da circa 50 anni gli esseri umani cercano di stabilire dei contatti o, quantomeno, inviare messaggi attraverso il cosmo proprio per lasciare una traccia della nostra esistenza.

 

Beacon in the Galaxy

L'ultimo "messaggio nella bottiglia" che gli umani hanno deciso di inviare all'universo si chiama 'Beacon in the Galaxy' e che probabilmente sarà inviato nel 2023 dal più grande telescopio del mondo, situato in Cina. Si tratta di un messaggio sviluppato in codice binario da trasmettere nella nostra galassia, la Via Lattea.

Foto di Luminas Art da Pixabay

 

Cosa contiene il messaggio

All'interno del messaggio sono inclusi concetti matematici e fisici, in modo da stabilire un mezzo di comunicazione per trasmettere informazioni a vite intelligenti extraterrestri. Inoltre, verranno inserite immagini digitalizzate degli esseri umani, insieme a un invito a rispondere a tutte le civiltà aliene che lo riceveranno.

La necessità di un contatto

'Beacon in the Galaxy' non è il primo messaggio che la razza umana ha deciso di inviare attraverso il cosmo. Negli anni '70 infatti sono stati diversi i progetti attraverso i quali si è cercato di stabilire un contatto con vite aliene.

Foto: Pixabay

Arecibo

Nel 1974 infatti venne inviato il nostro primo messaggio alle stelle attraverso il radiotelescopio di Arecibo verso l'ammasso globulare M13 ( lontano circa 25 000 anni luce) all'interno del quale vennero inclusi figure stilizzate, immagine dello stesso telescopio oltre a formule chimiche.

Foto: Wikipedia

Le sonde spaziali

Le prime sonde spaziali a essere inviate con lo stesso scopo di stabilire alcun contatto con viete extraterrestre sono state le Pioneer 10 e Pioneer 11 nel 1972 e successivamente le sonde Voyager 1 e Voyager 2 nel 1977.

Pioneer 10 e Pioneer 11

Sulle Pioneer c'erano delle placche con sopra raffigurati un uomo e una donna senza vestiti e a figura intera e la posizione del sole rispetto al centro della galassia.

Voyager Golden Record

Sulle sonde spaziali del programma Voyager, invece, venne inserito il Voyager Golden Record, un disco per grammofono dentro al quale erano contenuti ogni sorta di suoni, immagini e altre prove della nostra civilità.

Poche probabilità di essere trovate

Queste sonde sono molto piccole se le consideriamo nell'immenso contesto dell'universo, per cui la probabilità che vengano trovate da un'altra civiltà sarebbe alquanto bassa.

Photo by NASA on Unsplash

Carl Sagan sulle sonde

Lo stesso Carl Sagan, che ha guidato questo progetto, ha dichiarato: "le sonde spaziali e le registrazioni saranno trovate solo se ci sono altre civiltà in grado di viaggiare nello spazio interstellare. Ma il rilascio di questa bottiglia nell'oceano cosmico è una promettente speranza per la vita di questo pianeta".

I dischi d'oro

In quest'ottica, i dischi d'oro contenuti nelle sonde Voyager 1 e 2 possono considerarsi più una capsula del tempo che un vero tentativo di stabilire un contatto. Magari verranno trovate tra migliaia di anni come prova della nostra esistenza passata.

Foto: Wikipedia

I materiali inclusi

Tra tutti i messaggi inviati nello spazio quelli contenuti nei dischi d'oro delle sonde Voyager 1 e 2 sono senza dubbio i più affascinanati. Tutti i materiali inclusi vogliono raccontare e descrivere un po' come sia il nostro mondo. Vediamo qualche esempio.

Foto: Wikipedia

Saluti

All'interno dei Golden Record sono cotenuti saluti in 56 lingue diverse che vanno dall'inglese, francese e italiano al quechua, urdu e accadico.

Foto: Unsplash

Suoni della Terra

Altro materiale molto affascinante contenuto all'interno delle sonde Voyager 1 e 2 sono i suoni della terra, ovvero una sezione di circa 90 minuti di musica appartenenti alle diverse culture presenti sul nostro pianeta. Tra queste ricordiamo Sinfonia no. 5, I. Allegro con brio di Beethoven, Gavotte en rondeaux dalla Partita No. 3 in Mi maggiore per violino di Bach o Melancholy Blues di Louis Armstrong and his Hot Seven.

No ai Beatles!

Carl Sagan cercò di far inserire anche 'Here Comes the Sun' dall'album Abbey Road dei Beatles. Sebbene la band fosse d'accordo, la loro casa discografica, la EMI, si rifiutò e la canzone restò fuori dai Golden Records.

Immagini

All'interno del Voyager Golden Record è inclusa anche una collezione di 116 fotografie che descrivono la vita sul nostro pianeta come anche alcuni dettagli del nostro sistema solare e di paesaggi.

Donna al supermercato

Tra le 116 foto incluse nelle sonde spaziali Voyager 1 e 2 abbiamo una donna al supermercato, persone che mangiano, un'immagine ravvicinata di Giove sulla quale è indicato anche il suo diametro. 

Foto: Wikipedia

Trattato di Newton

Ancora è possibile vedere foto di alcuni trattati di fisica, come quello di Isaac Newton Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica Volume 3, De mundi systemate (nella foto).

Foto: Wikipedia

La razza umana sarà immortale

Insomma, dalle sonde spaziali Voayger all'ultimo messaggio 'Beacon in the Galaxy', l'obiettivo resta sempre lo stesso: lasciare una traccia perché, in un lontanissimo futuro, possibili vite extraterrestri possano conoscere la nostra storia e rendere la razza umana in qualche modo immortale.

Photo by Guillermo Ferla on Unsplash

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