Controllo delle armi: gli Stati Uniti sono indietro rispetto al resto del mondo

Quando è troppo è troppo
Dopo Colombine
Finora 18 sparatorie di massa
Nel frattempo, nel Great White North
Trudeau interviene
Confrontare e contrapporre
Il massacro dell'École Polytechnique
Gli attacchi della Nuova Scozia del 2020
Non è un grande cambiamento
Il massacro di Hungerford
Divieto di possesso di armi
Il massacro di Dunblane
Ha funzionato per gli inglesi
In Australia
Il massacro di Port Arthur
Armi requisite
Intanto in Nuova Zelanda
Sparatoria alla moschea di Christchurch
Seguendo l'esempio dell'Australia
Israele
Giappone
Unione Europea
In India e in Sud Africa
In Cina
Mai più?
Quando è troppo è troppo

Il 2 giugno il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha invitato i legislatori ad approvare leggi di vasta portata sulle armi, chiedendo al Congresso di vietare le armi d'assalto. Il New York Times sottolinea che il comandante in capo ha pronunciato il suo trepidante discorso serale dopo una serie di sparatorie di massa che hanno colpito il paese.

Dopo Colombine

"Dopo Columbine, dopo Sandy Hook, dopo Charleston, dopo Orlando, dopo Las Vegas, dopo Parkland non è stato fatto nulla", ha dichiarato Biden alla nazione.

Finora 18 sparatorie di massa

All'epoca, il New York Times contava 18 sparatorie di massa negli Stati Uniti, di cui la più recente a Tulsa, in Oklahoma, Uvalde, in Texas, e Buffalo, nello stato di New York.

Nel frattempo, nel Great White North

Sulla scia dei recenti eventi negli Stati Uniti, il governo canadese si è impegnato a congelare l'importazione, la vendita, l'acquisto e il trasferimento di pistole in tutte le 10 province.

Trudeau interviene

Il primo ministro Justin Trudeau ha dichiarato che il governo avrebbe iniziato ad requisire armi d'assalto illegali entro la fine dell'anno.

Confrontare e contrapporre

Il New York Times commenta che, mentre le leggi canadesi sulle armi sono più severe di quelle degli Stati Uniti, rimangono piuttosto permissive rispetto alla maggior parte del mondo sviluppato, inclusi Australia e Regno Unito.

Il massacro dell'École Polytechnique

Il Canada ha approvato per la prima volta importanti riforme e restrizioni sulla proprietà delle armi nel 1989. Ciò è accaduto a seguito del massacro dell'École Polytechnique, quando un uomo antifemminista di 25 anni a Montreal ha tolto la vita a 14 studenti universitari sostenendo che stava "combattendo il femminismo".

Nella foto: Veglia commemorativa del 25° anniversario dell'attacco a Montreal nel 2014.

Gli attacchi della Nuova Scozia del 2020

Flash forward al 2020, quando un residente di 51 anni della Nuova Scozia ha ucciso 22 persone prima di spararsi. Ciò ha spinto il governo canadese, guidato da Justin Trudeau, a vietare le "armi da fuoco d'assalto" nel paese.

Non è un grande cambiamento

I critici di Trudeau, tuttavia, si sono affrettati a sottolineare che l'autore aveva acquistato illegalmente le armi che usava. Nel complesso, molti paesi hanno limitato o complessivamente bandito la maggior parte delle armi da fuoco dopo una o due sparatorie.

Il massacro di Hungerford

Nel 1987, un uomo di 27 anni mentalmente disturbato sparò a 16 persone prima di uccidersi a Hungerford, in Inghilterra. Ciò ha spinto il governo britannico ad approvare il Firearms (Amendment) Act del 1988, che vieta la proprietà di fucili semiautomatici nel Regno Unito.

Nella foto: il primo ministro Margaret Thatcher in visita a Hungerford il giorno dopo l'attacco.

Divieto di possesso di armi

La sparatoria nella scuola del 1996 a Dunblane, in Scozia, ha imposto un ulteriore controllo da parte del governo britannico, vietando la proprietà civile di pistole con pochissime eccezioni, portata avanti dal successore di Thatcher, il primo ministro conservatore John Major.

Il massacro di Dunblane

Un ex capo scout, accusato di comportamento inappropriato, ha sparato a 16 studenti e un insegnante e ha ferito altri 15 nella scuola elementare di Dunblane prima di togliersi la vita.

Ha funzionato per gli inglesi

Il Regno Unito ha avuto solo due sparatorie di massa degne di nota dal 1996: Cumbria nel 2010 e, più recentemente, Plymouth nel 2021.

In Australia

L'Australia, commenta il New York Times, aveva un'affinità culturale riguardo alla politica sulle armi con gli Stati Uniti. Tutto è cambiato nel 1996, dopo il massacro di Port Arthur.

Il massacro di Port Arthur

Un uomo di 25 anni, a seguito di una serie di lotte personali e problemi finanziari, ha sparato a 58 persone, uccidendone 35 a Port Arthur, in Tasmania. L'attacco ha portato a leggi sulle armi più severe in Australia.

Nella foto: servizio commemorativo del 20° anniversario del massacro di Port Arthur.

Armi requisite

Ciò ha portato a requisire armi in tutta la nazione. Il Guardian riporta che sono state oltre 650.000 le armi da fuoco requisite con questo schema. Secondo il New York Times, dal 20% al 30% delle armi da fuoco del paese sono finite fuori circolazione.

Intanto in Nuova Zelanda

La vicina Nuova Zelanda, guidata dal primo ministro Jacinda Ardern, ha approvato norme più severe sulle armi nel marzo 2019. All'epoca, secondo la rivista TIME, nel paese c'era un'arma da fuoco ogni quattro persone.

Sparatoria alla moschea di Christchurch

La misura è stata approvata una settimana dopo che un suprematista bianco ha ucciso 51 fedeli in una moschea a Christchurch, in Nuova Zelanda.

Seguendo l'esempio dell'Australia

Il ministro della polizia ha riferito che, a dicembre 2019, circa 60.000 armi da fuoco sono state messe fuori circolazione, la maggior parte delle quali riacquistate dal governo della Nuova Zelanda attraverso un programma di amnistia simile a quello australiano.

Israele

L'esempio di Israele è uno degli argomenti più spesso utilizzati dalla destra americana a sostegno della politica pro-armi: gli israeliani sarebbero ben addestrati, ma, soprattutto, ben armati. La realtà, però, non è questa: il paese ha regolamenti sulle armi abbastanza rigidi. Ai civili non sono permesse le armi d’assalto ed esiste l'obbligo di richiedere una licenza e di registrare la proprietà della propria arma, oltre al perché se ne vuole possedere una. I richiedenti devono avere 21 anni, essere cittadini israeliani (o residenti permanenti) e devono parlare ebraico. E, una volta presentata la domanda, non è detto che la licenza venga concessa. Secondo il Times of Israel, almeno il 40% di esse viene respinto.

Giappone

Un esempio contrario, apportato dai sostenitori del controllo delle armi, è quello del Giappone. Il paese asiatico ha delle norme fortemente restrittive sulle armi, a cui si aggiunge un tasso di omicidi per arma da fuoco estremamente basso.

Unione Europea

Nel 2021 l'UE ha irrigidito la sua già dura politica in materia di possesso di armi da fuoco. Nella Direttiva (UE) 2021/555 le armi vengono divise in 3 categorie, dalla A alla C. Nella categoria 'A' rientrano le armi più pericolose, come le semiautomatiche. Per un civile, possedere un'arma della categoria A è praticamente impossibile, a meno che non si disponga di una deroga da parte dello Stato membro (per esempio, nel caso di competizioni sportive). È necessaria un'autorizzazione per quelle della categoria 'B' ed una dichiarazione per quelle dalla 'C'.

 

In India e in Sud Africa

Norme abbastanza restrittive anche in India e  in Sud Africa, dove per possedere un'arma è necessario essere membro di un club di caccia o dimostrare che la propria vita sia in pericolo. Si accede alla licenza dopo aver seguito un corso di formazione e aver superato un esame. Dovranno apparire nella domanda per la licenza anche le generalità del datore di lavoro, di persone della comunità o di amici.

In Cina

In Cina la legislazione sulle armi è rigidissima. La maggior parte dei civili non può tenere armi in casa. Queste devono essere conservate in luoghi preposti o nei poligoni di tiro. La questione è così seria che la pena, in caso di essere catturati con un'arma da fuoco, è l'ergastolo.

Mai più?

È evidente quanto, rispetto al resto dei paesi sviluppati, gli Stati Uniti abbiano una politica abbastanza atipica, non riuscendo a rispondere adeguatamente dopo una tragedia assicurandosi che non si ripeta.

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