Pingelap, in Micronesia: l'atollo i cui abitanti vedono tutto in bianco e nero

Terre paradisiache... e coloratissime
E se...
Pingelap
L'acromatopsia
Una rara condizione genetica
Cecità per i colori
L'acromatopsia parziale
L'acromatopsia totale
A cosa si deve questo difetto della vista?
6 milioni di coni fotorecettori
La trasduzione
Incapacità di distinguere determinati colori primari
Una vita in scala di grigi
Incidenza nel mondo
Una condizione rara che rende la vita complicata
La testimonianza di un pescatore
Ma perché proprio a Pingelap?
Tutta colpa del tifone?
Cos'è un collo di bottiglia genetico?
Pochissimi sopravvissuti
Una variante recessiva di un gene
Sette figli da tre mogli
Da Mwahuele alle successive generazioni
Il colore è solo una parola
Terre paradisiache... e coloratissime

Spiagge bianchissime, incredibili barriere coralline, vegetazione rigogliosa, mare color smeraldo e cieli azzurrissimi: è questo che ci viene in mente quando pensiamo alla Micronesia.

E se...

Ecco, immaginate adesso come vi sentireste se vi trovaste immersi nel turbinio di colori di un angolo di paradiso come questo e non riusciste a distinguerne nessuno. E se il blu del mare davanti ai vostri occhi, in realtà, vi apparisse grigio, come nella foto.

Foto: kaboompics

Pingelap

È quanto succede agli abitanti di Pingelap, un remoto atollo delle Isole Caroline, nel Distretto di Pohnpei: in questo luogo del Pacifico del Sud i colori sono un lusso che non tutti possono permettersi.

L'acromatopsia

La maggior parte degli abitanti di quest'atollo, infatti, è affetto da una forma di daltonismo estremo denominato acromatopsia, come ha scoperto a metà degli anni '90 il dottor Oliver Sacks (nella foto) durante un viaggio intrapreso nel 1994, da cui, due anni dopo, è nato un best seller, intitolato "L'isola dei senza colore".

Una rara condizione genetica

Pingelap aveva stuzzicato l’attenzione del Dott. Sacks proprio per la forte incidenza di questa rara condizione genetica, che consiste, appunto, in una cecità per i colori, un difetto della vista che colpisce circa il 10% degli abitanti dell'isola, registrando in questo luogo una frequenza che risulta essere 5.000 volte superiore rispetto al resto del mondo, stando a quanto riporta il sito acromatopsia.it.

Foto: Sangharsh Lohakare / Unsplash

Cecità per i colori

Si parla di 'cecità per i colori', in quanto l'acromatopsia rende un individuo completamente (o parzialmente) daltonico.

Foto:  Harry Quan / Unsplash

L'acromatopsia parziale

Una persona affetta da acromatopsia parziale non riesce a percepire correttamente alcuni colori (principalmente il verde e il rosso) e nel mondo è una condizione che colpisce una grande fetta della popolazione mondiale, interessando più gli uomini (8%) delle donne (0,5%), secondo i risultati pubblicati da Nature.

L'acromatopsia totale

L'acromatopsia totale, invece, è l'impossibilità per coloro che ne sono affetti di vedere qualsiasi colore, se non il nero, il grigio e il bianco. Avvicinandosi ad un'immagine come questa, insomma, una persona che ne soffre può distinguerne le parti più scure e quelle più chiare, ma solo avvicinandosi ne può distinguere i dettagli. In nessun caso, però, sarà in grado di distinguere i colori che la caratterizzano.

Foto: Pixabay

A cosa si deve questo difetto della vista?

Questo difetto della vista è causato dalla mancanza di fotorecettori a cono nella retina dell’occhio. I fotorecettori a cono, chiamati anche solo coni, situati nella zona centrale della retina, sono delle cellule nervose deputate proprio alla percezione dei colori.

6 milioni di coni fotorecettori

La visione tricromatica dell'uomo è permessa proprio grazie all'esistenza di questi fotorecettori e dei tre tipi di pigmenti (rosso, verde e blu) che presentano. Nell'occhio umano ce ne sono oltre 6 milioni. Inoltre, sono le cellule nervose che si incaricano di migliorare la nitidezza della luce elaborata da altri fotorecettori, quelli a bastoncino, detti bastoncelli.

La trasduzione

Insieme ai bastoncelli, i coni hanno un'importantissima funzione, quella della trasduzione. Coni e bastoncelli, infatti, colpiti dalla luce che arriva sul fondo dell'occhio, la trasformano in informazione (prima chimica, poi elettrica) che viene trasmessa al cervello attraverso il nervo ottico.

Incapacità di distinguere determinati colori primari

Quando il numero di coni al centro della retina si riduce, l’uomo potrebbe non essere in grado di distinguere certi colori primari o eventuali colori secondari, nati dalla combinazione di questi ultimi.

Foto: Nong V / Unsplash

Una vita in scala di grigi

Quando i coni sono quasi completamente assenti, il daltonismo può essere estremo e potrebbe verificarsi l'incapacità da parte dell'uomo di distinguere i colori. Ovvero, una persona, in questo caso, presenta un deficit che riguarda tutti e tre i colori primari e, perciò, è come se vedesse il mondo "in bianco e nero".

Foto: Ihor Malytskyi / Unsplash

Incidenza nel mondo

I dati attuali indicano che l'incidenza di questa forma di daltonismo nel mondo è estremamente bassa: ne soffre una persona su 30.000, come riporta la National Library of Medicine. Sull'isola di Pingelap, però, interessa tra l'8 e il 10% degli abitanti.

Una condizione rara che rende la vita complicata

Oltre a non distinguere i colori, come abbiamo accennato, le persone affette da acromatopsia hanno problemi anche con la luce: la loro visione è meno nitida e sono, di fatto, estremamente sensibili alla luce.

Foto: Timo Volz / Unsplash

La testimonianza di un pescatore

I problemi che quest'ultimo aspetto comporta sono molteplici, come ha raccontato alla BBC un pescatore dell'isola: "È difficile per me stare fuori di giorno, perché quando c'è il sole non vedo nulla e non posso fare il mio lavoro", dichiarando che, per questa ragione, preferiva pescare di notte.

Ma perché proprio a Pingelap?

L'acromatopsia è una condizione genetica e, nel caso dell'isola della Micronesia, viene attribuita a un fondatore, presunto portatore del gene dell’acromatopsia. La frequenza dell’allele mutante sembrerebbe che sia drammaticamente aumentata dopo il tifone Lengkieki, che nel 1775 avrebbe colpito duramente l'isola, uccidendo l'80% dei suoi abitanti.

Foto: Adrian Smith / Unsplash

Tutta colpa del tifone?

Per la sua posizione geografica, il piccolo atollo di circa 2 km2 è, infatti, soggetto a fattori climatici avversi di questo tipo. Ma, che sia stato il tifone o meno, è chiaro che ad un certo punto della storia dell'isola deve essersi prodotto quello che in genetica viene definito un "collo di bottiglia".

Cos'è un collo di bottiglia genetico?

Un "collo di bottiglia" genetico è un tipo di deriva genica causata da una drastica e improvvisa riduzione della popolazione, che porta ad una riduzione della diversità genetica. Possono presentarsi generalmente due scenari: o gli alleli si riducono o alcuni di essi diventano predominanti.

Foto: Ashraful Islam / Unsplash

Pochissimi sopravvissuti

Questa è una condizione che, effettivamente, potrebbe essersi verificata in quest'atollo della Micronesia, in cui si stima che a sopravvivere al tifone del 1775 sia stato solo il 20% della popolazione.

Foto: WikiImages / Pixabay

Una variante recessiva di un gene

Uno di essi, evidentemente, potrebbe aver avuto nel suo corredo genetico una rara variante recessiva del gene che determina questa forma estrema di acromatopsia. Leggenda vuole che questo sopravvissuto fosse proprio il sovrano dell'isola, Mwahuele.

Sette figli da tre mogli

Secondo uno studio pubblicato dall'American Journal of Human Genetics: "Mwahuele ebbe sette figli da tre mogli e uno di essi sposò poi una cugina". Nello stesso studio si legge anche che: "La spiegazione più probabile è che il gene fosse presente, ma raro, anche prima del tifone Lengkieki, e che sia stato trasmesso per caso da Mwahuele ad alcuni dei pochi sopravvissuti".

Foto: Gerd Altmann / Pixabay

Da Mwahuele alle successive generazioni

Il gene, insomma, sarebbe passato da Mwahuele alle successive generazioni. C'è da dire che, in quanto allele recessivo, non tutti i portatori  sviluppano l'acromatopsia, ma circa il 10% della popolazione dell'atollo, di fatto, non sa cosa significhi vedere un colore.

 

Il colore è solo una parola

La fotografa e ricercatrice Sanna De Wilde ha condotto un reportage sull'isola, provando a riprodurre attraverso una raccolta di immagini come questi isolani daltonici percepissero il mondo che si apriva davanti ai loro occhi (come il colore di questo tramonto sulla loro terra). La fotografa ci ha invitato a riflettere: per chi non può vederlo, il colore, in fondo, non è altro che “una parola”, ha detto.

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