I primi soldati russi condannati per crimini di guerra

Due sentenze per tre uomini
Undici anni e 5 mesi di prigione
L'accusa
La scuola di Derhachi
Ergastolo per Vadim Shishimarin
La vittima
Obbediva a un ordine?
Le parole della vedova di Oleksandr Shelipov
La dura vita di Shishimarin
'Se qualcuno ti dice che sono andato in Ucraina, non credergli'
'Forse è stato costretto'
'Non era obbligato a eseguire quell'ordine'
Un chiaro messaggio
12.909 presunti crimini di guerra
Una moneta di scambio?
Perché adesso?
Due sentenze per tre uomini

Sono due le sentenze per crimini di guerra pronunciate dai Tribunali ucraini dall'inizio del conflitto. Ad essere riconosciuti colpevoli sono stati 3 giovani uomini, soldati dell'esercito russo: Alexander Bobykin, Alexander Ivanov e Vadim Shishimarin (nella foto). Il primo ha 26 anni, gli altri due ne hanno 21.

Undici anni e 5 mesi di prigione

11 anni e 5 mesi: è questa la pena carceraria inflitta dal tribunale della città ucraina di Poltava (nella foto) ad Alexander Bobykin e Alexander Ivanov, membri di un'unità di artiglieria dell'esercito russo e ultimi 2 uomini ad essere dichiarati colpevoli di "violazione delle leggi e delle consuetudini di guerra". Il processo contro di loro, al via a metà maggio, si è concluso il 31 maggio.

L'accusa

L'accusa accolta dal tribunale ucraino era quella di aver colpito con 38 missili due villaggi nella regione nord-orientale di Kharkiv. Gli edifici civili sarebbero stati bombardati in modo deliberato durante i primi giorni dell'invasione. Secondo quanto riportato dall'agenzia Interfax, i due imputati avrebbero "ammesso pienamente la loro colpa e si sono dichiarati pentiti"

La scuola di Derhachi

Come riferisce Aljazeera, il bombardamento di cui Alexander Bobykin e Alexander Ivanov sono stati ritenuti colpevoli ha distrutto una scuola nella città di Derhachi, nella regione di Kharkiv, nell'Ucraina orientale, ma non ha causato vittime, ma la loro colpevolezza "è stata pienamente dimostrata", come ha dichiarato il giudice Evhen Bolybok.

Ergastolo per Vadim Shishimarin

Una vittima civile, invece, è il motivo che fondamenta la sentenza all'ergastolo pronunciata dalla giustizia ucraina contro un altro soldato russo, Vadim Shishimarin. L'accusa per il 21enne di Ust-Ilimsk era, appunto, quella di aver ucciso a bruciapelo un civile disarmato.

La vittima

Il civile ucciso si chiamava Oleksandr Shelipov, aveva 62 anni e, mentre era su una bicicletta, è stato colpito alla testa da Shishimarin nel villaggio di Chupakhivka, nell'oblast di Sumy, durante la ritirata delle truppe russe, lo scorso 28 febbraio.

Obbediva a un ordine?

A Shishimarin sarebbe stato ordinato di uccidere il civile da un commilitone e la BBC riferisce che l'arma utilizzata allo scopo sarebbe stato un fucile d'assalto Kalashnikov. Il giovane si era già dichiarato colpevole di tutte le accuse.

Le parole della vedova di Oleksandr Shelipov

Non ce la fa la vedova dell'uomo ucciso, Kateryna Shalipova (nella foto). Parlando con la BBC, dichiara: "Mi dispiace molto per lui" e aggiunge "Ma per un crimine del genere, non posso perdonarlo."

La dura vita di Shishimarin

In un’intervista con l'agenzia di stampa indipendente russa Meduza, Lyubov, la madre di Shishimarin, ha descritto suo figlio come un giovane attento e gentile. L'arruolamento nell'esercito era arrivato a maggio del 2021, a pochi mesi dall'omicidio del suo patrigno, quando la sua situazione finanziaria della sua famiglia, composta dalla madre e dai suoi 4 fratelli, aveva cominciato a risentire dell'assenza di entrate.

'Se qualcuno ti dice che sono andato in Ucraina, non credergli'

Sempre secondo il racconto della madre, suo figlio ha chiamato a fine febbraio per spiegarle: "Mamma, non avrò un telefono per una settimana, devo rinunciarci. Se qualcuno ti dice che sono andato in Ucraina, non credergli".

'Forse è stato costretto'

La madre ne è convinta: suo figlio non avrebbe mai potuto uccidere un uomo. "Forse è stato costretto", dichiara. Le ultime notizie che aveva avuto del figlio erano state quelle della sua cattura.

'Non era obbligato a eseguire quell'ordine'

Che stesse obbedendo a un ordine o meno, la realtà resta una sola: Shishimarin ha sparato alla testa a Oleksandr Shelipov, un civile. Ha  violato le Convenzioni di Ginevra. Ha obbedito a un soldato che non era il suo ufficiale in comando e che non conosceva. Il giudice Ahafonov nella sentenza è stato chiarissimo: Shishimarin "non era obbligato a eseguire quell'ordine".

Un chiaro messaggio

La procuratrice generale Iryna Venediktova ha scritto su Twitter: "In ogni caso, con questo primo processo, stiamo inviando un chiaro segnale che ogni autore, ogni persona che ha ordinato o assistito la commissione dei crimini in Ucraina non dovrà sottrarsi alle proprie responsabilità."

12.909 presunti crimini di guerra

Nella conferenza stampa congiunta tenutasi a L'Aia tra il procuratore della Corte penale internazionale (CPI) Karim Khan e la procuratrice generale ucraina Iryna Venediktova, quest'ultima ha dichiarato che "si commettono circa 200-300 crimini di guerra ogni giorno”e, come riporta Vanity Fair, sarebbero 12,909 in totale i presunti crimini di guerra commessi dai soldati russi dall'inizio delle ostilità. La Russia nega tutto.

Una moneta di scambio?

Ciò che risulta abbastanza evidente è che queste due condanne potrebbero essere solo le prime di una lunga serie. Molti analisti sono convinti che, attraverso questi processi, l'Ucraina voglia assicurarsi una moneta di scambio per i prigionieri del Battaglione Azov e gli altri militari di Mariupol catturati dai russi. In ogni caso le sentenze si basano su principi legali solidi e, per quanto questi giovani soldati possano apparire come semplici pedoni in una strategia molto più grande di loro, resta il fatto che essi stessi abbiano ammesso di aver commesso un crimine e che obbedire a un ordine non esime dalla propria responsabilità.

Perché adesso?

Dopo le dichiarazioni di Irina Venediktova sul numero di crimini commessi in Ucraina, le continue denunce del governo ucraino, le foto della strage di Bucha pubblicate dal New Y0rk times, l'Ucraina sta forse cercando di dare una risposta severa e forte dinanzi ad un popolo, il suo, terrorizzato e devastato da una guerra a cui, ad oggi, in molti non saprebbero dare una motivazione convincente.

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